Spazi confinati: cosa sono e come prevenire i rischi - Safety First

Spazi confinati: cosa sono e come prevenire i rischi

Cosa sono gli spazi confinati

In materia di sicurezza sul lavoro non esiste una definizione univoca di ambiente confinato. Tuttavia, più generalmente con tale espressione si indicano degli spazi con mezzi limitati di ingresso e uscita, in cui è assente una ventilazione adeguata e vi è la presenza di agenti pericolosi quali gas, atmosfere esplosive, agenti biologici e rischio elettrico.

Inoltre, gli spazi confinati sono ambienti non progettati per la permanenza delle persone a causa della dimensione e della conformazione.

Tuttavia, due criteri possono aiutare ad individuare questa tipologia di ambienti:

  1. Criterio dell’attualità, in cui si valutano le caratteristiche dell’ambiente ossia ventilazione, entrate, uscite e presenza di agenti pericolosi;
  2. Criterio della potenzialità, in cui si valutano le caratteristiche che possono cambiare a seconda dell’attività da svolgere.

Nello specifico, i lavori negli spazi confinati coinvolgono numerosi settori, molto differenti tra loro. La legislazione internazionale, in questo ambito, distingue cinque categorie di settori: edile, industriale, agricolo, navale e portuale.

Settori e fattori di rischio: i dati degli infortuni 

In tema di infortuni sul lavoro i dati riportano un incidente mortale ogni due infortuni, assistendo anche ad un incremento degli infortuni mortali in spazi confinati o inquinati. Su tale questione, l’INAIL ha condotto uno studio nel 2017 prendendo in esame i dati sugli infortuni mortali in ambienti confinati nel periodo dal 2002 al 2014. Dallo studio si evince che i settori con elevata frequenza di maggiori infortuni sono:

  • costruzioni 20,5%;
  • agricoltura-silvicoltura 19,5%;
  • attività della metalmeccanica  12,6% ;
  • smaltimento dei rifiuti/acque di scarico 9,2%;
  • settore alimentare (in particolare della produzione vinicola) 5,7%;

Per quanto riguarda l’analisi delle modalità di accadimento si è registrato:

  •  esposizione a gas/vapori pericolosi, causando asfissia ed intossicazione; 
  • cadute dall’alto o in profondità dell’infortunato in ambienti confinati dovute a scivolamento o seppellimento;
  • esplosioni, sviluppo di fiamme, avviamento intempestivo di impianti, contatto con organi di lavoro non protetti in spazi confinati annegamento, improvvise variazioni di livello di liquidi con conseguente annegamento;

Prevenire i rischi con dispositivi e attrezzature

Tra i fattori di rischio più frequentemente rilevati ci sono la mancata fornitura o il non utilizzo dei DPI necessari, finalizzati alla protezione del lavoratore.

Per il  fattore equipaggiamento, i DPI di III categoria sono estremamente necessari per la sicurezza dei lavoratori.

A questa categoria appartengono:

  • i dispositivi di protezione per le vie respiratorie filtranti;
  • i dispositivi di protezione per le vie respiratorie isolanti;
  • i dispositivi di protezione per le radiazioni ionizzanti e aggressioni chimiche; 
  • i sistemi di recupero;
  • i dispositivi di protezione per alte tensioni elettriche;

Queste attrezzature si mostrano particolarmente efficaci nella sicurezza sul lavoro in spazi confinati se integrati ad un adeguato ad un sistema di recupero e ad un’adeguata formazione.

Nello specifico, il D.P.R. n. 177/11 prevede l’obbligo per le imprese di garantire corsi di formazione, addestramento e aggiornamento periodico per i propri dipendenti.

Tra i fattori determinanti sugli incidenti in spazi confinati risultano gli errori nelle modalità operative, dovute alla scarsa conoscenza e alla mancata formazione.

Per questo, Safety First ha creato un nuovo metodo di addestramento, unico in Italia:  l’Unità Mobile Addestrativa (UMA) e Unità Mobile Tecnologica (UMT 4.0).

Lo scopo di entrambi i veicoli è valorizzare l’esperienza pratica, l’aggiornamento e rendere i discenti pronti all’operatività. La speciale configurazione dei mezzi permette di svolgere numerose attività ed il suo innovativo sistema di rilevazione degli errori consente ai discenti di osservare le attività svolte, correggendo e migliorando le tecniche in modo personalizzato.

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